Aspettativa di vita: secondo il sociologo dell’invecchiamento Serge Guérin, a 55 anni si pagano le abitudini che non si sono adottate da giovani

Comportamenti e longevità: un'Europa a due velocità
Comportamenti e longevità: un'Europa a due velocità

Viviamo un’epoca in cui la longevità diventa un indicatore importante per valutare il benessere di una società. Un recente studio, condotto dall’Institut national d’études démographiques (Ined), BiB e CNRS (istituti di ricerca), mette in luce una nuova realtà in Europa: l’aspettativa di vita cambia molto da regione a regione. Queste differenze disegnano un’“Europa a due velocità”, dove fattori individuali e sociali pesano sempre di più sulla durata della vita.

Lo studio nel dettaglio

Pubblicato il 28 gennaio, lo studio esplora le dinamiche territoriali della longevità in Europa a partire dai primi anni 2010. Tra gli autori c’è il sociologo Serge Guérin, che segnala come alcune zone — come il nord Italia, la Svizzera, la Spagna, Parigi e l’Île-de-France — continuino a guadagnare mesi di aspettativa di vita ogni anno. Altre aree, invece, ristagnano o registrano perfino regressioni. Un esempio negativo citato sono gli Stati Uniti, dove l’aspettativa di vita è in calo da quattro anni.

Secondo David Lefort, il limite biologico in Europa è stimato a 83 anni per gli uomini e 87 anni per le donne. Tuttavia non è stato ancora trovato un limite universale, il che suggerisce che in alcune aree si può ancora guadagnare qualche mese o anno di vita.

Cosa pesa sui numeri: fattori e comportamenti

Dietro a queste differenze ci sono fattori economici, sociali e comportamentali. Le regioni con economie solide e mercati del lavoro funzionanti mostrano progressi più marcati nell’aspettativa di vita. Serge Guérin sottolinea come la situazione generale di un luogo influenzi molto la qualità della vita delle persone, affermando che “l’aspettativa di vita è un elemento fantastico per comprendere lo sviluppo di un paese e la sua qualità complessiva di vita”.

I comportamenti individuali, come l’attività fisica e l’alimentazione, contano molto. Non meno rilevante è la qualità dei legami sociali: avere relazioni varie con gli altri può migliorare in modo sensibile la percezione di sicurezza e il benessere.

Il peso del passato

Lo studio mostra anche che le scelte fatte in gioventù — per bene o per male — si riflettono con ritardo sull’aspettativa di vita, soprattutto nella fascia tra i 55-74 anni. Serge Guérin avverte: “Paghiamo intorno ai 55 anni i comportamenti che non abbiamo saputo avere”. Questa considerazione apre il dibattito sull’importanza delle politiche pubbliche e sulla responsabilità individuale in tema di salute e benessere.

In chiusura, lo studio spinge a riflettere non solo sul modo in cui viviamo oggi, ma sulle azioni concrete da mettere in campo per migliorare il futuro. Capire e affrontare le disparità regionali potrebbe essere la chiave per una longevità distribuita più equamente in Europa. Ogni scelta quotidiana, sia individuale sia collettiva, contribuisce a costruire il nostro domani, invitando ognuno a un approccio attivo per vivere più a lungo e in migliore salute.